OTTO ORE A SETTEMBRE
di Luigi Colombo
"Tutti i convenevoli d ' uso sono stati inutili.
Non c'è nessuno qui.
Non c'è mai stato nessuno."
A. Breton
1)
Scendo dalla collina col motore al minimo, passando per stradine sconnesse che non portano realmente in nessun luogo. Dall''alto, vedo le luci bianche e gialle della città bucare le ombre della sera.
Segnali di vita.
Dalla radio esce il suono di un sassofono malinconico, unico contrappunto stilistico al silenzioso grigio della nebbia che mi circonda. E' allora che capisco. E' allora che il fiume di nebbia diventa uno stiletto acuminato nei polmoni.
D'ora in poi solo sassofoni blu.
Nessuna condivisione.
Nessuna possibilità.
2)
Tema : "Perché nella lingua inglese le parole "Dio", "Cane", "Arte" e "Topo" sono coppie di anagrammi (God/Dog - Art/Rat) ?
Trovare una spiegazione plausibile alla luce delle odierne cognizioni in materia di omocentrismo esistenziale.
Svolgimento :
"Non - lo - so"
3)
Ho fatto una scoperta.
C'è una relazione significativa tra la geografia di questi luoghi e gli umori degli abitanti. E' un gioco, ma pochi lo sanno.
Nelle giornate di sole, infatti, accade che le cime frastagliate dei monti creino strani arabeschi di luci ed ombre nelle vallate sottostanti.
Luci e ombre.
Ampie parti della valle appaiono in tal modo abbagliate di luce intensa, gialla, calda e potente, quasi che un gigantesco occhio di bue rivolgesse solo a loro la sua attenzione.
Poi, all’improvviso, nel breve volgere di un metro, la luce viene tagliata di netto dal confine con le ombre.
Ed è così per tutto il giorno, per tutti i giorni.
Ti può accadere di attraversare la zona di luce per passare nelle tenebre più profonde senza nemmeno accorgertene.
Luci e ombre.
L'umore delle persone è influenzato da questo fenomeno. Passano dalla luce all'ombra senza saperlo e mutano le loro idee, i loro comportamenti, i loro desideri.
Così…
Senza averne coscienza.
Quando ciò avviene troppo spesso, allora ti può capitare di non capire più le persone che ti vivono attorno.
In pratica, non sai se in quel particolare momento si trovano nella fascia di luce o nel cono d'ombra.
Così, è assai facile sentirsi fuori gioco, spiazzati, presi in una trappola invisibile, costretti a giocare un gioco le cui regole cambiano di continuo nella danza di luci e ombre.
Tu stesso attraversi il confine più volte.
Attraversi una dogana e ti chiedi i documenti.
Ti senti rispondere che non hai nulla da dichiarare.
E dio sa quanto è vero.
Luci e ombre.
Piange? Ride? Scherza? Fa sul serio? Sono spiragli di luce quelli che vedo? Oppure è l'ombra che si sta inghiottendo le ultime lacrime di luce?
"Amore… ieri ero nella mia zona di luce.."
Luci e ombre.
E' per questo motivo che qualcuno preferisce le giornate senza sole.
In questi momenti il fenomeno dell' alternanza non si verifica se non raramente.
E allora ti è permesso respirare per qualche ora.
Se c ‘è la nebbia puoi nasconderti.
Con la pioggia puoi addirittura osservare in controluce la verità dentro ogni singola goccia.
Oppure, se le giornate di sole persistono, non puoi fare altro che attendere la notte.
Ma non è così facile come a prima vista parrebbe.
Tu sai che la notte ha le ore contate.
Tutti quelli che vi ci si nascondono lo sanno.
E questo ci rende nervosi, imprevedibili.
Insofferenti.
Sai perfettamente che, questione di un attimo, e poi una nuova alba di luce ti strapperà dalla veglia inquieta.
Non puoi mai veramente apprezzare la notte.
E' per questo che qui, di notte, sono tutti così tesi.
No, molto meglio le giornate buie. Se sei fortunato puoi "ritirarti" come un androide di Dick.. Puoi nasconderti in un tronco cavo e attendere ansimante e stremato che l'orda degli inseguitori passi oltre le tue tracce.
E, se ti va proprio di lusso, puoi anche scomparire magicamente dietro un muto battito di ciglia.
Scomparire.
4)
Esercizio : "Scegliete un'epoca storica (passata o futura) nella quale vi piacerebbe vivere o essere vissuti.
Elaborato :
"Una qualsiasi fuorchè l'attuale."
(N.B. se avete risposto "Una qualsiasi fuorché l'attuale." perdete 50 punti valutazione.
Inoltre vi invitiamo a riflettere sulle implicazioni psicologiche e sociali della vostra affermazione.
Vi preghiamo di esprimere un commento nella sottostante riga prestampata :
Appresso
_______________________________________________________________________
5)
E' stata la notte più importante della mia vita.
Avevo all'incirca dodici anni.
Il luogo, le colline sopra la mia città.
Il tempo, un'estate di tregua come solo negli anni settanta.
Mi ero allontanato dal crocchio dei famigliari e degli amici.
I miei piedi seguivano il declinare della collinetta erbosa di ciottoli franosi.
Notte blu. Estate. Cicale.
Suoni ovattati di discorsi lontani.
Giù in basso, in lontananza, la città.
Non so di preciso come avvenne.
Molte volte ho cercato di ricostruire quei momenti, ma quel che ho ottenuto è stato ricevere una violenta scossa di dolore elettrico nel cuore.
Un respingente, un guardiano implacabile e incorruttibile mi spinge via.
Ho lasciato perdere.
Non cercherò di descrivere quelle sensazioni, e forse sarebbe stupido farlo, ma d'un tratto seppi inequivocabilmente di essere vivo.
Lo sentii. Io ero vivo.
So soltanto, o almeno questo è il ricordo, che fissavo le luci gialle della città, lontane e tremolanti. Poi, l'odore grasso dell'erba, i rumori del traffico lontano trasportati dal vento, il sapore dell'estate, la sensazione di essere separato da ogni cosa, ma al contempo sensibile ad ogni cosa, furono un tutt'uno.
Niente di assolutamente mistico, intendiamoci.
Piuttosto, un cocktail alcolico di libertà, paura, identità, dubbio, ineluttabilità e mistero, che ti ubriaca e ti lascia attonito.
Niente di così inconsueto, immagino, ma ero stato messo di fronte ad una realtà che non lasciava margini di ripensamenti
Ero vivo e non ero del tutto certo che anche gli altri sapessero di esserlo.
In quel modo, intendo.
Certo, ci fu gioia, sbigottimento, frenesia.
Ma durò poco. La sensazione che si insediò in me divenne un misto di malinconia e impassibilità, quasi di noia sottile.
La stessa che avverto dopo l'orgasmo.
La stessa.
Credevo che ciò mi sarebbe stato d'aiuto per tutta la vita. Credevo che in qualsiasi frangente, qualunque evento mi fosse accaduto, io sarei sempre stato certo di essere vivo in quel modo.
Sempre.
Mi sbagliavo, almeno in parte.
Con l'andar del tempo ciò che è rimasto a galla di quell'esperienza, come un cadavere gonfio e trasfigurato, mangiato dai pesci, è un’ inclinazione tutt'altro che piacevole. Lungi dall'avermi dato la saggezza, o almeno la comprensione, mi ha lasciato il rendersi conto, l'accorgersi.
Mi rendo conto che... Mi accorgo di....
Quella sensazione era forse dolore.
Dolore anticipatorio per quello che sarebbe venuto dopo di allora.
Io e l'ambiente ci siamo inevitabilmente selezionati a vicenda.
E adesso sono quasi completamente adattato.
E mi rendo conto che... Mi accorgo di...
Ho fatto cose discutibili.
Ma adesso sono quasi perfetto.
Sono quasi interamente come loro mi vogliono.
Come voi mi volete.
Vi ho anche dato tanto, credo.
Naturalmente sempre secondo 1’ insegnamento ricevuto, a come mi avete istruito e allenato.
Un buon meccanismo allenato a capirvi.
E c'era una sola cosa che poteva salvarmi.
Un'unica cosa che stava al di fuori dal gioco dell'istruzione, del ruolo e dei convenevoli.
Un' unica dannata cosa.
E adesso l'ho persa.
Così, ora, vi chiedo umilmente di contraccambiarmi.
Di stare lì seduti ad ascoltare.
Credo me lo dobbiate per quanto avete contribuito a fare di me.
Una volta avevo una cosa. Ed ora l' ho persa...
6)
Esercitazione : proporre una dichiarazione d'amore veramente sentita, assolutamente non banale, fantasiosa, che esprima adeguatamente un genuino sentimento d'amore provato da un essere umano verso un altro.
Ma attenzione : tale dichiarazione, se letta in modi o contesti particolari, deve rivelare l'esatto opposto.
In sostanza, deve ferire chi la propone o chi la riceve.
O entrambi.
Buon lavoro.
Svolgimento :
Ti amo.
7)
Il grande gioco della caccia e della sopravvivenza si ripete qui ed ora mediante una simulazione assai vendica.
Leoni possenti e gazzelle leggiadre compongono quotidiani quadri di rappresentazioni d'arte varia.
Balletti, commedie, parodie.
Paradossi.
E' un gioco che, su tempi lunghi, si rivela snervante.
Oltretutto è mortale.
Luci e ombre.
Ti addormenti una notte e sei gazzella.
Il tuo branco ti ha augurato buon riposo.
Sogni balzi veloci e sfregamenti di musi contro musi, piccoli da svezzare, maschi adulti da sfidare.
La mattina ti coglie sospeso nel tempo incerto del sonno-veglia.
Esci dal letto.
Muovi i tuoi primi passi nella stanza e saggi la consistenza dei tuoi zoccoli sul pavimento di legno.
Ma non senti nessun rumore di zoccoli contro il pavimento. Solo un impercettibile fruscio dei polpastrelli che celano gli artigli mortali.
Ti tendi col corpo eretto e alzi un braccio davanti a te.
Pelo bruno, folto.
La criniera ti ondeggia sulle spalle.
Dal braccio alzato è tutto un infittirsi di peli.
Dalla tozza zampa spuntano cinque rasoi acuminati e dentro di te senti crescere la fame.
Fame.
Apri la porta della tua camera e percorri a passi lenti il corridoio ancora in penombra.
Ti fermi davanti alla porta dietro la quale riposa il tuo branco.
Socchiudi l'uscio lentamente e altrettanto lentamente scivoli dentro.
"Sorelle ?"
"Si, fratello"
"Sono qui."
"Lo sentiamo"
"Ho fame."
"Sentiamo anche questo."
"Resisterò per poco."
"Ormai è tardi."
"Io non... non volevo."
"Muoviti, fratello."
Poi è tutto un fuggire ed azzannare, un baluginare di artigli e zanne, calpestio di zoccoli e infuriare di corna aguzze contro lame d'osso.
E urla, ruggiti e strepiti.
Alla fine è la fine.
Per un altro giorno.
Percorro tutti i giorni venti chilometri per recarmi al lavoro.
Passo dal blu al nero ormai senza più accorgermene.
Un giorno ho contato dodici cadaveri di cani e gatti sventrati sull'asfalto.
Una volta addirittura mi è capitato di schivare di poco un grosso cane grigio, investito da un'automobile che mi precedeva. Con la coda dell'occhio ho visto nel retrovisore un uomo, forse il padrone del cane, correre verso il nastro d'asfalto tenendosi le mani nei capelli.
Urlava qualcosa.
Non mi sono fermato.
Cercavo di trovare dentro di me scuse plausibili.
La vergogna, per dirla tutta, era di essere in ritardo per arrivare al lavoro.
C'è un cinema d'essai nel quale proiettano scene come questa e altre ancora.
Vi si vedono persone che si incontrano, parlano, combattono, amano, muoiono, lavorano, si divertono, piangono, vivono.
Il titolo del film è sempre lo stesso : “Esibizioni d’atrocità”.
8)
Prova di riflessi : "Qual è il contrario di vivere?"
Soluzione :
"Non lo so"
(N.B.: In realtà nessuna risposta viene accettata.
Purtroppo per voi, il contrario di vivere non esiste.)
9)
Vorrei non essermi reso conto di essere vivo.
Vorrei non sentire, non vedere.
Il muro scudo che mi separa dall'invasione dei sentimenti alieni si è fatto di gomma. Quando loro attaccano vedo la parete del muro-scudo contrarsi verso l' interno all' inverosimile.
Devo spostare il corpo all’ indietro per non esserne sfiorato.
Là dove la gomma si è fatta più debole è apparso un colore rosso tenue.
Segno di sfaldamento, di lacerazione imminente.
E' già possibile vedere filtrare la luce, seppure ancora opaca nel suo rivelarsi.
Mi rendo conto che... Mi accorgo di...
Resto qui a fissare passivamente le crepe nel muro-scudo che mi circonda.
Il livello più intenso di follia lo raggiungo quando con il dito indice sondo lo sfaldamento progressivo delle crepe, aggravando, se possibile, il danno.
Terra mista a gomma.
Un liquido che forse è sangue.
La parete si sbriciola facilmente nei punti più vicini alle crepe.
Un giorno sfiderò il mondo e lascerò che gli alieni mostruosi entrino finalmente nella breccia. Quel giorno li accoglierò nella posizione del samurai, con la mia spada dal filo immacolato alzata sopra la testa.
E' tempo di dare inizio a qualcosa che non è mai cominciato.
Se solo sapessi cosa.
10)
Prova letteraria : "Elaborare un commento al testo fornitovi : “Ritratto dell'artista da giovane"'.
Svolgimento :
"Un topo."
11)
Eccomi.
Arrivo nella taverna che è già notte fonda.
Ho vagato per ore calpestando strade senza riconoscere la città dove mi trovo.
E' un luogo in cui venivo in villeggiatura, tanto tempo fa.
Deve esserci il mare, perché sento l'odore della salsedine quando alzo lo sguardo verso il cielo e annuso l'aria.
L' ho anche cercato, ma mi sono ritrovato solitario sulle rive di un altro mare.
Al mio ingresso nella taverna gli avventori, pochi e grinzosi, si scostano.
Capisco di essere atteso, ma io non so come sono giunto qui.
Ricordo solo che le strade si sono fatte sempre più piccole e tortuose e l'asfalto ha lasciato il posto all'acciottolato rosso.
C'era una leggera salita perché vedevo dell'acqua di scolo, nera e vischiosa, che mi scivolava sulla punta delle scarpe, illuminata da rare e fioche lampadine a pera collocate sotto basse arcate di mattoni intonacati.
Luci e ombre.
Dunque, gli avventori si scostano e vedo come in un tunnel che in fondo alla sala c'è una vecchia. E’ seduta ad un tavolino di legno, intenta a mescolare un mazzo di carte.
Mi guarda fisso negli occhi.
Continua a smazzare.
I miei piedi sembrano muoversi da soli.
Sento intensamente di avere un corpo.
Non c'è sedia davanti al tavolino della vecchia e devo restare in piedi.
La vecchia posa le carte sul tavolo. La mano che le stringe ha dita bianche, lunghe e raggrinzite. Un anello verde bottiglia, enorme, le stringe il dito medio. I riflessi che manda sono le grida della luce catturata dalla pietra.
Luci e ombre.
Il suo volto è privo di espressione. O sono io che non so decifrare correttamente i segni del suo volto.
Piange ? Ride ? Scherza ? Fa sul serio ?
Sono spiragli di luce o lacrime d'ombra, quelli che vedo ?
"Taglia il mazzo.", mi dice.
La voce resta come sospesa nel silenzio generale.
Allungo la mano sinistra. Al tatto le carte sembrano sbriciolarmisi in mano.
La vecchia afferra una metà del mazzo che ho diviso e la apre a ventaglio sul piano del tavolo.
"Una sola. Prendine una sola."
Allungo la mano e prendo quella carta lì sulla destra, quella che sembra chiamarmi con voce lontana.
"Voltala."
La voce della vecchia esprime un comando imperioso.
La figura che vedo è quella del buffone.
Il suo sorriso sghembo è però sparito.
Il ghigno è ora distorto dalla paura.
Allora sento improvvisamente freddo e alzo gli occhi sulla vecchia. E' priva di volto. Guardo ancora la carta.
L'espressione sul volto del buffone sta cambiando e io cerco disperatamente di decifrarla.
Piange ? Ride ? Scherza ? Fa sul serio ?
Non lo so.
Poi avverto il brusio.
Sollevo lo sguardo.
La taverna sta mutando forma e colori.
Ondeggia davanti a me, mentre sulle pareti strisciano come serpenti arabeschi color porpora screziati di blu elettrico.
Quasi all'unisono scattano i coltelli a serramanico degli avventori.
Si dirigono lentamente verso di me.
Ho paura. E sono paralizzato.
La pendola nera nell'angolo batte i suoi rintocchi. Un cucù esce di scatto, ma il verso che emette è lo squittio del topo.
Avverto sotto la pelle l'orrenda sensazione dell'oppressione.
Oppresso.
Si fanno tutti più vicini.
Cerco disperatamente con lo sguardo una via di scampo.
La fuga.
Nella caotica follia del momento, in quel soffocante marasma, non so dire se quella che intravedo è davvero la salvezza o un'altra sua distorta allucinazione.
Mi sembra di aver trovato l'uscita.
Potrei anche fuggire.
Ma mancano otto ore a settembre, e oramai è quasi finita.
12>
"Il punteggio che avete riportato è di - 181 punti.
Professioni sconsigliate : psicologo, assistente sociale, educatore.
Professioni consigliate : addetto al terminale video, guardia forestale, autotrasportatore.
Suggerimenti : Evitate contatti umani e rapporti personali di una certa intensità.
Consigli : Frequentate molte persone cercando di stabilire rapporti di una certa intensità.
Grado di socialità : molto basso. Ciò rende difficile instaurare rapporti amicali.
Soluzione : Fatevi molti amici.
N.B.: Pensate che vi sia qualcosa di errato in tutto questo ? Credete di poter correggere alcune vostre risposte ? Alla luce di quanto suesposto, vi sentite di poter affermare che alcune delle risposte fornite avrebbero potuto essere diverse in differenti condizioni psicofisiche ?
"Non lo so."
"Bhè… buona fortuna lo stesso."
13)
Mi sembrava una giornata del tutto normale. Tranquilla.
Niente di particolare poteva farmi presagire alcunchè di strano.
Nè la luce del giorno, insolitamente tenue e timida per questa stagione, nè gli sguardi della gente, quel giorno stranamente misericordiosi.
Semplicemente camminavo per la piazza, tra i viventi e tra i morti viventi. Ma per quel giorno non volevo decidere da che parte stare.
Non quel giorno.
Volevo camminare e basta.
Poi accadde che con la coda dell'occhio intravedessi qualcosa sospesa nell'aria che planava piano, scendendomi da dietro la spalla.
Percepii qualcosa.
Una sensazione. Né bella né brutta, ma inequivocabilmente una sensazione.
Mi voltai a guardare la cosa che planava al suolo.
Pensavo fosse una farfalla e invece mi accorsi che si trattava di una piuma.
Per un attimo mi era sembrata una farfalla. E invece era una piuma.
E anche poco dopo, quando mi fermai accanto ad un muretto diroccato per guardare l'immensa pianura davanti a me, spazzata dal vento, continuavo a pensare a questo.
Una piccola sensazione, né bella, né brutta.
Avevo pensato si trattasse di una farfalla e invece era una piuma.
Credevo fosse una farfalla.
E invece era una piuma.
Nessun commento:
Posta un commento