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SCINTILLE
di Luigi Colombo

Luna-Park.

Sprizzando scintille la gente si aggira per le attrazioni.

Io sono quello lì sulla destra che parla con la ragazza del tiro a segno. Lei è una moretta niente male, dai movimenti morbidi, accomodanti.

Ma lo fa solo per convincermi a spendere i miei soldi al suo box, così me ne vado.

Defilato. Annoiato.

Il gioco era troppo scoperto.

La ragazza sembra avermi letto nel pensiero, perché sento sibilare la pallottola del suo fucile poco distante dalla mia testa. Il proiettile termina la sua corsa proprio in mezzo agli occhi di un bellimbusto che tacchinava da vicino una tizia bassissima, truccata come un Dalì.

Mentre mi accendo una sigaretta vedo con la coda dell'occhio il bellimbusto stramazzare al suolo.

La nana fa spallucce e si allontana cinguettando.

La folla un po' scansa, un po' calpesta il cadavere che, lentamente, si ricopre di briciole di frittelle, granuli di torrone, interi mondi di batuffoli cotonati di zucchero filato.

Il proprietario del Castello degli Spettri, ostentando indifferenza, si appropria del corpo per collocarlo in un anfratto buio della sua attrazione. La decomposizione, col tempo, trasformerà le fattezze del bellimbusto in una grottesca maschera dell'orrore. Effetti speciali, gratis. Il divertimento per gli ignari clienti è assicurato.

Guardo l'enorme Ruota dell'Amore che gira, gira e rigira. Desidero intensamente che si stacchi dalle fondamenta e rotoli via, lontano.

Non succede niente.

Sono bombardato da suoni, luci e odori.

Mi passo le dita sugli occhi . Getto lontano la sigaretta.

Un tipo tutto azzimato lancia un urlo di gioia, alto e insistito, che fa voltare la folla nella sua direzione.

Ha pescato col Braccio Meccanico un pacco da un chilo di purissima cocaina e si agita in preda all'euforia. Ora ha cento, mille amici che gli battono pesanti e frenetiche pacche sulle spalle. Vai così, bella lì.

La folla perde ben presto il controllo e le pacche diventano pugni, gli abbracci strette mortali.

Quando il tizio se ne accorge è troppo tardi. Le sue urla vengono soffocate da sbuffi di coca che schizzano dal sacchetto lacerato.

Nevica.

Il Natale si fa candido. Il gruppo laocontico incanutisce precocemente.

Il sangue mi fa sempre una certa impressione, così me ne vado.

Colpi di arma da fuoco scuotono l'aria.

E' la ragazza del tiro a segno che mi insegue tra la folla, sparando un colpo dietro l’altro. Cammina e spara con una calma innaturale. Ricarica l'arma in modo altrettanto calmo e innaturale. Lo sguardo è vuoto, assente. Trance stuporosa, ingenua determinazione di un morto vivente.

Cammina e spara.

Grida qualcosa che non capisco con i lineamenti del volto che passano repentini dall'odio all'impassibilità. Non è un bello spettacolo.

Ora che è più vicina intendo le sue parole. Grida che mi amava davvero. E spara, spara.

Fortunatamente ha una pessima mira e inoltre le munizioni cominciano a scarseggiare.

Non mi scompongo, ma accelero leggermente l'andatura.

Svicolo, in assoluto distacco.

Non faccio dieci passi che mi si para davanti un uomo sulla cinquantina.

E' tutto distinto e impettito. Buona famiglia. Belle maniere.

"Scusi,", mi chiede con sussiego, "Mi può dire che ore sono, per cortesia ?".

Senza guardare l'orologio dico un'ora a caso.

"Le dieci e ventiquattro."

"Ah, grazie. Lo sapevo, io!", afferma guardandomi malizioso negli occhi. E' in fremente attesa che gli chieda cosa sapesse, lui , proprio lui e soltanto lui.

Ci guardiamo a lungo. Io attendo impassibile.

"Sa, il mio medico è veramente il migliore sulla piazza. L'onorario salato che gli pago se lo merita tutto", mi rivela in confidenza, dandomi di gomito.

"Pensi, ieri alle dieci e venticinque mi ha comunicato che mi restavano ventiquattro ore di vita. Direi che ci ha preso in pieno !"

Termina di parlare e scivola al suolo. L’ultima sua espressione è un ghigno sbilenco.

Muore tutto contento.

D'un tratto la folla si sposta compatta verso le transenne che separano le attrazioni dal fiume sottostante.

La notte ha perso , sconfitta dai neon.

L'acqua assiste e scorre impassibile.

Tre botti assordanti annunciano l’ inizio dello spettacolo pirotecnico.

Il cielo esplode di mille colori.

Le gole trattengono l'aria.

Ognuno pensa a sé.

Preghiere. Silenzi e occhi estasiati.

L'intervallo tra un fuoco e l'altro rende la gente nervosa.

Un uomo batte il piede, una donna si spizzica un' unghia.

Lacerante, un sibilo sintonizza l'orientamento degli sguardi.

Negli occhi di chi mi sta intorno vedo riflessi i tizzoni di ogni singolo inferno personale.

Dall'alto, dal cielo nero, cadono scintille che si spengono nei miei occhi.

Mi sento osservato.

Da dietro la mia spalla, un ragazzino sta fissandomi stranito. Indietreggia cautamente scuotendo il capo. Negli occhi dilatati una visione da incubo. Le labbra biascicano le incomprensibili parole del suo orrore.

D'improvviso si volta e prende a fuggire urlando e strappandosi i capelli.

Chiudo e riapro gli occhi.

Lentamente.

I fuochi esplodono.

I sogni muoiono.

La gente applaude.

Scintille.

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